Síntesi dei programmi



MAGGIO

06-05-08: Sostegno economico e uso corretto dei guadagni dei migranti.

Tema della puntata è la microfinanza campesina. Alcuni anni fa, in Ecuador, sono nate le “Casse di oro e credito”, strutture finanziarie analoghe alle casse rurali italiane e nate appositamente per superare il rischio di esclusione sociale dei meno abbienti. Queste banche di comunità attraverso un sistema di microcrediti aiutano gli strati più deboli della società.

Un esempio concreto del loro operato è il sostegno che danno all’agricoltura dei campesinos.

Questa importantissima attività di supporto finanziario, inizia nel 2002 a Quito (capitale dell’Ecuador) dove viene stipulato un accordo tra due istituti di credito: l’italiano Federcasse e l’ecuadoriano Co-desarollo. È proprio da questo accordo che nasce il progetto Microfinanza campesina simbolo della cooperazione internazionale per combattere la povertà e l’esclusione sociale.

In puntata interviene Franco Caleffi, direttore generale di Federcasse, il quale è impegnato in una missione molto importante: insegnare un uso corretto e responsabile delle rimesse finanziarie, cioè degli aiuti economici che chi rimane nel paese d’origine riceve dal migrante. Un uso corretto delle rimesse significa utilizzare il denaro per un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e, soprattutto, finalizzarle allo sviluppo locale.

Franco Caleffi, parla anche servizi bancari che la Banca di Credito Cooperativo offre agli emigrati, servizi tutti finalizzati alla loro bancalizzazione.

Nel corso della puntata Monsignor Celi ci ha parlato del messaggio alla cristianità inviato dal Papa in occasione della 42 esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali: l’obiettivo dei mezzi di comunicazione è cercare la verità per condividerla, solo così possono rimanere quel che devono essere, un servizio per la società. In caso contrario, quando peccano di eccessivo protagonismo, divengono qualcosa di deleterio per l’umanità, influendo negativamente sul cammino dell’uomo, sottomettendolo agli interessi dei dominanti e facendolo divenire uno strumento nelle mani di altri.

08-05-08: Spazio di orientamento psicologico: L’invisibilità: conseguenza del lavoro sommerso

Il tema della puntata è il lavoro nero e lo sfruttamento degli immigrati clandestini e degli italiani. Quali i problemi psicologici creati da questa condizione?

In primis il fatto che il lavoratore in nero è come se fosse invisibile, come se perdesse parte della sua identità, della sua persona. Persone senza radici e, spesso, con aspettative di vita (sulle quali si basava il sogno migratorio) frantumate dalla vera realtà delle cose. L’invisibilità si riflette anche sui rapporti sociali, i quali, in tale condizione, sono molto difficili da creare.

Si è riflettuto, poi, su uno dei problemi più impellenti, quello dei figli dei clandestini, e individuato nella scuola uno dei maggiori e più efficienti veicoli d’inserimento alla società d’accoglienza.

La risposta più diffusa della società è l’indifferenza e il rifiuto, perché, per i più, “conviene non vedere”.

La cosa più terribile è che si rischia di rimanere schiacciati in un circolo vizioso: ognuno ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri, di essere trattato come un essere umano, ma se ciò non avviene finisce lui stesso per non riconoscersi, e ad essere ferita, in questo caso, è la mia stessa dignità. La condizione è quella del crollo dell’autostima. Il sentimento più diffuso è la paura e la frustrazione. La paura nei confronti della tua famiglia, dalla quale non puoi tornare; la paura nei confronti della società d’accoglienza, alla quale non ti puoi adattare perché per lei non esisti e nella quale sei relegato in una posizione di mutismo; la paura di non avere punti di riferimento.

 

13-05-08: La convivenza tra religioni: non un sogno ma una realtà realizzabile

Tema principale è l’interreligiosità attraverso la testimonianza di Luca Barato, uno dei partecipanti del “Tavolo religioso” tenutosi a Roma e che riunisce insieme sette comunità diverse: da quella protestante a quella ortodossa, dalla comunità islamica a quella buddista...

Ogni comunità incontra una scuola, in modo tale da impartire loro un messaggio importantissimo: la cultura non è una ma è fondamentalmente multipla.

 Ma questa puntata ci offre un esempio estremamente singolare ed esaustivo del concetto di interreligiosità: quello di un villaggio che sorge ad un’identica distanza da Gerusalemme e da Tel Aviv. La particolarità di tale insediamento è che è stato creato congiuntamente per ebrei ed arabi palestinesi. Attualmente ci vivono 50 famiglie: 25 di origine ebraica, 25 arabo palestinese. Questo villaggio, dal 1972, è fautore di un’idea di convivenza basata sulla reciproca conoscenza e comprensione.

Nel corso della puntata l’arcivescovo Marcellino Marchetto, in un’intervista, affronta i problemi maggiori della famiglia migrante. La scissione del nucleo familiare (se solo qualcuno lascia il paese d’origine), le difficoltà che in ogni caso tutta la famiglia deve affrontare, gli  orari di lavoro, le condizioni di vita non ottimali, la lontananza, il contatto con una cultura diversa, la necessità alle volte che un genitore ha nel rivestire un doppio ruolo (madre e padre). Tutti questi problemi, molto spesso, causano problemi interni alla famiglia: incomprensione, divorzi, assenza di dialogo tra genitori e tra genitori e figli…

15-05-08: Spazio di orientamento psicologico: Quando una madre migra: conseguenze sui rapporti e sugli equilibri familiari

La puntata affronta un tema molto delicato: quello delle madri migranti.

La prima domanda mira a ricostruire quali sono i problemi che queste incontrano.

Il primo problema che si crea è quello della disintegrazione della famiglia: dopo la partenza nulla sarà più uguale a prima. Durante il viaggio, poi, le donne possono essere vittime di violenza sessuale. Una volta arrivati, il problema maggiore senza dubbio è quello di trovare lavoro e di entrare in una rete sociale capace di creare amicizie ed affetti.

Altro quesito affrontato è come cambia una famiglia senza la madre? Tantissimo. Il cambiamento, spesso, si traduce nella perdita di un equilibrio precedentemente fornito dalla mamma, la quale subisce una forte perdita d’autorità: come si può pretendere che un figlio ascolti un tuo rimprovero se sta dall’altra parte del mondo? Oltretutto sono i ruoli della famiglia, spesso, a mutare: qualcun altro prende il posto che prima era della madre (una zia, una sorella..).

Quindi, anche se fisicamente solo la mamma migra, immaginariamente, cioè con la mente e l’anima, si può dire che tutta la famiglia migra.

Quali i sentimenti dominanti nel cuore delle mamme migranti? Accanto alla paura, c’è la volontà di non soffermarsi molto sul pensiero di ciò che si è lasciato.. ma è il senso di colpa, sicuramente, il sentimento più diffuso.


20-05-08: Riflessioni sul pacchetto sicurezza e sulla legge Bossi-Fini (prima Parte)

Nella puntata si parla delle nuove leggi sull’immigrazione del governo Berlusconi.

L’avv. Emilio Sanchez ci parla  dell’incertezza e dell’assenza di informazioni che si può riscontrare non solo tra la gente comune, ma anche negli uffici immigrazione, della pubblica amministrazione. Un’ambiguità creata dalla legge Bossi-Fini.

Una delle domande più attuali è la seguente: cosa cambierà, con il pacchetto sicurezza, per le comunità rom? A parlarci di ciò è l’avv. Gabriella Telescha la quale lavora a diretto contatto con questa comunità sul territorio romano. Ci sono diversi luoghi comuni sui rom: innanzitutto quello di credere che tutti i campi siano abusivi, così non è in quanto moltissimi sono autorizzati dal comune di Roma e proprio in questi si realizzano progetti che puntano all’inclusione dei rom nella società italiana; altro luogo comune è quello che ci dipinge i rom come delle comunità chiuse non inclini al dialogo: ciò viene smentito dall’alta partecipazione ai progetti d’inserimento.

Il problema principale dei rom è l’assenza di identità: nessuno riconosce loro il diritto di cittadinanza. Da qui una serie di problemi non solo di natura pratica ma anche simbolica ed identitaria.

 

22-05-08: Spazio di orientamento psicologico: L’esperienza della maternità in Italia: quali i dubbi quali i problemi?

La tematica affrontata nella puntata è l’essere madre in Italia. Come si vive la maternità in Italia, lontani dalla famiglia e in un paese straniero che diverrà la patria di tuo figlio?

Il primo pensiero è quello della difficoltà di mantenere il proprio lavoro, di conciliare l’attività lavorativa con quella familiare, che diverrà molto più impegnativa con un neonato. È estremamente complicato crescere un bambino senza l’appoggio di nessuno, specie della propria mamma, figura fondamentale, per ogni donna, durante la gravidanza. Dividersi tra i lavori di casa e quelli fuori, cercare un asilo, portarlo a scuola, trovare una sistemazione per i figli quando si è fuori per lavoro: questi alcuni dei tanti problemi pratici cui si va in contro. La sensazioni di queste madri è quella di non riuscire a gestire le difficoltà che si presentano, un’impossibilità, tuttavia, alla quale si va in contro per vivere la gioia che, comunque sia, una gravidanza offre.

I bambini che nasceranno, rappresentano l’incontro tra due identità che saranno perfettamente integrate tra loro in questa nuova nascita.

 

27-05-08:  Riflessioni sul pacchetto sicurezza e sulla legge Bossi-Fini (seconda Parte)

Nella puntata si parla nuovamente del decreto sicurezza e della situazione dei rom in particolar modo a Roma. A parlare di ciò è ancora l’avv. Gabriella Telescha.

Crescono sempre di più i sentimenti di insofferenza, e quindi i casi di intolleranza, nei confronti di questa comunità. Oltre che a causa della disinformazione l’insofferenza degli italiani, secondo la dottoressa, potrà acuirsi in risposta al pacchetto sicurezza, emanato dal consiglio dei Ministri il 21 maggio 2008, nel quale si parla di “lotta al nomadismo”.

Il fatto è che il problema dell’immigrazione, necessita di un diverso approccio, non coercitivo, ma analitico. Si dovrebbe iniziare con una tavola rotonda attorno alla quale riunire tutti gli organi che lavorano nel settore dell’immigrazione (questura, prefettura...) per fare, prima di tutto, un’analisi della legge Bossi-Fini, legge altamente incerta ed ambigua e che crea, quindi, un caos operativo.

Ciò che bisogna cambiare è l’idea che una buona parte dell’opinione pubblica e politica nutre nei confronti dell’immigrazione: questa deve essere considerata una risorsa e non fonte di criminalità.

 

29-05-08:  Spazio di orientamento psicologico: Ritorno a casa: quali i risvolti psicologici?

Cosa succede quando si ritorna al proprio paese? È questo il tema della puntata.

Innanzitutto bisogna precisare che ci sono due motivazioni che spingono al ritorno in patria: una obbligata, per dei problemi legali, e l’altra volontaria, perché si è arrivati alla fine di un percorso o anche perché nel proprio paese si sono presentate delle possibilità d’impiego che, al momento della partenza, non esistevano.

Ciò di cui bisogna tener conto è che quando torniamo a casa, tutto è cambiato. In primis noi stessi e dunque anche i rapporti con i propri cari. I genitori dovranno ricucire i rapporti, fatti di piccole cose quotidiane, con i propri figli oramai cresciuti, dovranno rientrare nella loro vita. Tutto ciò sarà molto difficile, all’inizio ci sarà imbarazzo.

Le dinamiche che si instaureranno, però, saranno estremamente diverse se si torna da “perdenti”, cioè se l’esperienza migratoria non avrà prodotto guadagni (ma non solo economici!). Quest’ultimo caso produce profonda frustrazione, in quanto l’idea di aver fallito si incontra con la presa di coscienza che tutto è rimasto uguale a prima che partissimo.



APRILE

24-04-08

Italiano

Il permesso di soggiorno: aspetti emozionali e psicologici.

In questa puntata abbiamo presentato dei testimoni che ci raccontano come hanno affrontato il problema del permesso di soggiorno. Abbiamo visto come sia importante assumere la responsabilità della nostra situazione, informarci e fare tutto il possibile per risolvere i nostri problemi. Tante volte, quando migriamo facciamo una “corsa per sopravvivere” e ci concentriamo in lavorare ed inviare dei soldi alla nostra famiglia. Tuttavia, è molto importante fermarci ogni tanto per analizzare come stano le cose e cosa possiamo fare in modo diverso per stare meglio.

Abbiamo risposto le seguenti domande:

L’attitudine di “lasciarle alla sorte”, di non assumere la responsabilità della situazione, quali conseguenze può comportare?

Quando lasciamo le cose alla sorte non possiamo “misurare” i nostri risoltati e possiamo sentirci frustrati, delusi e arrabbiati perché lasciamo di credere in noi stessi.

Quando ci fermiamo a pensare e ci troviamo con l’ansia e la disperazione, cosa posiamo fare?

Capire che questi problemi sono parte del processo migratori e che è molto importante informarci prima di lasciare il nostro paese di origine. D’altra parte è fondamentale gestire questi sentimenti e non lasciare che ci paralizzino.

Quando i genitori non hanno il permesso di soggiorno, quali conseguenze può comportare?

I figli possono vivere molti sentimenti di ansia e di paura. È molto importante spiegare loro questa situazione in modo chiaro e semplice, senza trasmettere loro ansia o disperazione.

Quali suggerimenti diamo alle persone che vivono una situazione difficile con il permesso di soggiorno?

Appoggiarsi in tutte le organizzazioni che si dedicano a risolvere questo tipo di problemi, perché si può fare di più quando si sta in gruppo che quando si sta da soli. È anche importante dare al permesso di residenza “un posto” e non lasciare che tutta la nostra vita giri in torno a questo problema. Inoltre, attuare in modo risolutivo, in collaborazione con altre persone e quando ci troviamo davanti ad un “no”, bussare altre porte.


 Español

El permiso de residencia: aspectos emocionales y psicológicos.

En este programa hemos presentado algunos testimonios que nos cuentan cómo han enfrentado el problema del permiso de residencia. Hemos visto cómo es muy importante asumir la responsabilidad de nuestra situación, informarnos y hacer todo lo que esté en nuestras manos para resolver nuestros problemas. En muchas ocasiones cuando migramos hacemos una “carrera por la sobrevivencia” y nos centramos en trabajar y en mandar dinero a nuestra familia. Sin embargo, es muy importante detenernos de vez en cuando para analizar cómo están las cosas y qué podemos hacer de modo diferente para estar mejor.

Hemos respondido a las siguientes preguntas:

La actitud de “dejar a la suerte”, de no asumir la responsabilidad de la situación, ¿qué consecuencias puede traer?

Cuando dejamos las cosas a la suerte no podemos “medir” nuestros resultados y podemos sentirnos frustrados, “desencantados” y enojados porque dejamos de creer en nosotros mismos.

Cuando a veces nos detenemos a pensar y nos encontramos con el ansia y la desesperación, ¿qué podemos hacer?

Entender que estos problemas son parte del proceso migratorio y que es muy importante informarnos antes de dejar nuestros países de origen. Por otra parte es fundamental manejar estos sentimientos y no dejar que nos paralicen.

Cuando los padres no tienen permiso de residencia ¿qué repercusiones puede tener?

Los hijos pueden vivir muchos sentimientos de ansia y de miedo. Es muy importante explicarles esta situación de la forma más clara y sencilla posible, sin transmitirles ansia o desesperación.

¿Que sugerencias damos a las personas que viven una situación difícil con el permiso de residencia?

Apoyarse en todas las organizaciones que se dedican a resolver este tipo de problemas, porque se puede lograr más cuando se está en grupo que cuando estamos solos. También es importante darle al permiso de residencia “un lugar” y no dejar que toda nuestra vida gire en torno a este problema. Además, actuar con resolución, en colaboración con otras personas, y cuando encontramos un “no”, tocar otras puertas.

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24-04-08:

Italiano


Il Permesso di Soggiorno, aspetti emozionali e psicologici:
In questa puntata abbiamo parlato dell’ansia e della paura che vivono molte famiglie migranti che hanno difficoltà per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. D’altra parte abbiamo presentato un’intervista a Lamine Davo, un artista senegalese, che ha un’associazione chiamata “Ritmi della terra nera” dedicata a promuovere ed a divulgare la cultura africana in Italia e nel resto del mondo.

Lamine Davo lavora come mediatore culturale e insegna musica e danza nelle scuole elementari. Vive in Italia da quasi otto anni e ha realizzato uno spettacolo chiamato “Stress, quel maledetto pezzo di carta”, creato a partire delle sue esperienze con i tramiti per rinnovare il permesso di residenza. Una delle cose che l’hanno colpito di più è stata la forza e l’speranza di tanti genitori che avevano bisogno del permesso per potere lavorare e tirare avanti la loro famiglia.

In questo spettacolo Lamine Davo ha ricreato alcune scene che ha vissuto in Questura e ha incluso gente migrante da undici paesi diversi. La risposta dal pubblico è stata molto positiva, sia dalla gente migrante sia dalla gente italiana, che si è avvicinata ad una realtà tante volte ignorata.



Español

El permiso de estadía, aspectos emocionales y psicológicos:

En este programa hemos hablado del ansia y del miedo que viven muchas familias migrantes que tienen dificultades para obtener o renovar el permiso de residencia.

Por otra parte, hemos presentado una entrevista a Lamine Davo, un artista senegalés, que tiene una asociación llamada “Ritmos de la tierra negra”, dedicada a promover y a divulgar la cultura africana en Italia y en el mundo.

Lamine Davo trabaja como mediador cultural y enseña música y danza en las escuelas primarias. Vive en Italia desde hace casi ocho años y ha realizado un espectáculo llamado “Stress, quel maledetto pezzo di carta”, creado a partir de sus experiencias con los trámites para renovar el permiso de residencia. Una de las cosas que más lo conmovieron fue la fuerza y la esperanza de muchos padres de familia que necesitaban el permiso para poder trabajar y sacar adelante a su familia.

En este espectáculo Lamine Davo ha recreado algunas escenas que ha visto en la “Questura” y ha incluído gente migrante de once países diferentes. La respuesta del público fue muy positiva, tanto de la gente migrante como de la gente italiana, que pudo acercarse a una realidad muchas veces ignorada.

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10-04-08

Italiano

Lottare per una vita con diritti.

In questa puntata abbiamo presentato un’intervista alla signora Anita Ortiz, da El Salvador, che ci ha raccontato come vive la gente del suo paese. Come in altri paesi dell’America Latina, attualmente. El Salvador vive una situazione molto difficile a livello economico e sociale, in cui mancano le condizioni necessarie per garantire i diritti minimi quali la salute, la casa, l’educazione e il lavoro. Le grandi difficoltà per studiare, per avere un lavoro, per potere avere una casa degna, portano molte persone e cercare un’ “uscita facile” provocando un aumento della delinquenza.

Purtroppo le misure che ha presso il governo per cercare di risolvere questo problema sono state controproducenti.

Tuttavia, al di là di questi problemi, in El Salvador ci sono molte organizzazioni dedicate a promuovere i diritti umani e a lottare per una vita più degna per tutti. Inoltre, ci sono delle associazioni dedicate a cercare la verità su dei fati storici nascosti dal governo: c’è una lotta per fare prevalere la verità, per potere generare un ambiente di riconciliazione. Le nuove generazioni hanno bisogno di conoscere la loro storia, per non permettere che quelle terribili violazioni ai diritti umani si ripetano nel futuro.

Abbiamo risposto le seguenti domande:

Cosa succede quando una persona vive una situazione in cui i suoi diritti sono violati?

È come un terremoto che squilibra tutta la famiglia. Non avere una casa degna, ad esempio, provoca molti problemi a livello familiare che influiscono altre aree della persona,come la salute.

Cosa capita con i giovani quando non hanno il diritto all’educazione?

Si demotivano tanto e perdono la voglia di continuare a studiare. Questi giovani tante volte finiscono per cercare un modo facile di guadagnare dei soldi, che diventa poi delinquenza. È come se gli studi fossero un tempo perso che non ha molto senso.

Quali somiglianze e differenze troviamo tra i giovani descritti dalla signora Anita e i giovani che studiano in Italia?

A volte i giovani italiani sono demotivati perché non trovano l’utilità di studiare: la formazione ed una laurea non sono garanzia di trovare un lavoro. Tuttavia le condizioni economiche della gente di El Salvador e d’Italia sono molto diverse. D’altra parte, i giovani migranti che studiano in Italia di solito sono più motivati a prepararsi ed studiare per la storia di migrazione che hanno vissuto con le loro famiglie.

 

Español

Luchar por una vida con derechos.

En este programa hemos presentado una entrevista a la señora Anita Ortiz, de El Salvador que nos ha contado cómo vive la gente en su país. Como en otros países de América Latina, actualmente El Salvador vive una situación muy difícil a nivel económico y social, en la que faltan las condiciones necesarias para garantizar los derechos mínimos como la salud, la vivienda, la educación y el trabajo. Las grandes dificultades para estudiar, para conseguir un trabajo, para poder tener una vivienda digna, llevan a muchas personas a buscar una “salida fácil” provocando un aumento en la delincuencia. Desafortunadamente las medidas que ha tomado el gobierno para tratar de resolver este problema han sido contraproducentes.

Sin embargo, a pesar de todos estos problemas, en El Salvador hay muchas organizaciones que se dedican a promover los derechos humanos y a luchar por una vida más digna para todos. Además hay asociaciones dedicadas a buscar la verdad sobre algunos acontecimientos históricos que han sido ocultados por el gobierno: hay toda una lucha para que se haga prevalecer la verdad, para poder generar un ambiente de reconciliación. Las nuevas generaciones necesitan conocer la historia, para que no permitan que esas terribles violaciones a los derechos humanos se vuelvan a dar en el futuro.

Hemos respondido a las siguientes preguntas:

¿Qué pasa cuando una persona vive una situación en la que se violan sus derechos?

Es como un terremoto que desequilibria a toda la familia. El no tener una vivienda digna, por ejemplo, provoca muchos problemas a nivel familiar que repercuten en otras áreas de la persona, como la salud.

¿Qué pasa con los jóvenes cuando no tienen el derecho a la educación?

Se desmotivan mucho y pierden las ganas de seguir estudiando. Estos jóvenes a veces terminan buscando un modo fácil de ganar dinero, que se convierte en delincuencia. Es como si los estudios fueran un tiempo perdido que no tiene mucho sentido.

¿Qué similitudes y diferencias encontramos entre estos jóvenes que describe la Señora Anita y los jóvenes que estudian en Italia?

A veces los jóvenes italianos están desmotivados porque no encuentran la utilidad de estudiar: la formación y una carrera universitaria no es una garantía de encontrar un trabajo. Sin embargo las condiciones económicas de la gente de El Salvador y de Italia son muy diferentes. Por otra parte, los jóvenes migrantes que estudian en Italia generalmente están más motivados a prepararse y a estudiar por la misma historia de migración que han vivido en sus familias.

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03-04-08:

Italiano

I diritti e i doveri dei migranti: uno sguardo dalla psicologia.

In questa puntata abbiamo presentanto un micro-programma sui diritti, realizzato dai “Radialistas Apasinoad@os” ed un “vox populi” degli allievi e allieve di “Fe y Alegria” che ci hanno parlato dei diritti in quanto persone e dell’autostima.

Abbiamo risposto le domande seguenti:

Quali comportamenti possono sviluppare le persone che si sentono offese nella loro dignità o discriminati?

Le persone che si sentono offese nella loro dignità o discriminati, possono sentire molto rancore, frustrazione, impotenza e tanta rabbia. Alcune di queste persone sentono molta voglia di vendicarsi e di “fargli pagare” all’altro quello che hanno sofferto; pensano “se mi sento rifiutato, perché dovrei integrarmi? D’altra parte ci sono persone che vivono queste esperienze in modo diverso, sentendosi impotenti e tristi. Con il tempo cominciano a rassegnarsi, lasciando le cose alla sorte senza fare delle azioni concrete per cambiare la loro situazione.

Se non abbiamo una persona che ci dia supporto, cosa possiamo fare?

È molto importante cercare delle associazioni o gruppi in cui ci possiamo appoggiare. Quando migriamo abbiamo bisogno di ricostruire le nostri radici e di fare nuovi rapporti con gli altri.

Quando una persona si sente trattata male, discriminata, cosa può fare?

Anzitutto, cercare di pensare che sempre c’è una possibilità di uscire della situazione. Inoltre, cercare di capire bene cosa è successo, quale sia stato il punto del problema e cosa si può fare in modo diverso per risolverlo.

Perché è così difficile “farsi valere”?

Più che aspettare che gli altri ci diano valore, è fondamentale darci valore a noi stessi, credendo in noi stessi e rendendoci conto di quello che possiamo apportare agli altri. Il nostro modo di sentirci con noi stessi si riflette nei rapporti che abbiamo con gli altri. D’altra parte è importante accettare che sbagliamo e che gli errori sono una opportunità per imparare.

Come favorire il senso di responsabilità e il rispetto verso i diritti?

Sentirci risposabili delle nostre azioni comincia da quando siamo piccoli con l’educazione. Un altro aspetto molto importante è la chiarezza nei nostri diritti e nei nostri obblighi ed avere pensieri che siano adeguati, cioè, metterci in una situazione realistica e non come vittime che non possono fare nulla.

Per concludere, abbiamo letto dei diritti e delle responsabilità delle persone migranti:

Abbiamo il diritto di dire di “no”;

abbiamo il diritto di non capire qualcosa;

abbiamo il diritto di fare degli sbagli;

abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione ed a essere ascoltati;

abbiamo il diritto alla dignità;

abbiamo il diritto ad essere trattati con considerazione;

siamo responsabili di trattare gli altri in modo onesto e giusto, rispettando la loro dignità; siamo responsabili delle nostre azioni e delle loro conseguenze;

siamo responsabili di appoggiare i diritti degli altri;

siamo responsabili delle proprie decisioni;

siamo responsabili della propria vita: quello che ci capita è spesso il risultato delle nostre decisioni.

 

Español

Los derechos y los deberes de los migrantes: una mirada desde la psicología.

En este programa hemos presentado un micro-programa sobre los derechos, realizado por los “Radialistas Apasionad@s” (dirección de internet) y un “vox populi” de los alumnos y alumnas de Fe y Alegría (dirección de internet) che nos hablan sobre los derechos como personas y la autoestima.

Hemos respondido a las siguientes preguntas:

¿Qué comportamientos pueden desarrollar las personas que se sienten ofendidas en su dignidad o discriminadas?

Las personas que se sienten ofendidas en su dignidad o descriminadas, pueden sentir mucho rencor, frustración, impotencia y mucho coraje, que pueden llegar a convertirse en  rabia. Algunas de estas personas sienten muchas ganas de vengarse y de “hacerle pagar” al otro lo que han sufrido; piensan “si yo me siento rechazado, ¿por qué me tengo que integrar? Por otra parte hay personas que viven estas experiencias en modo diferente, sintiendose impotentes y muy tristes. Con el tiempo se empiezan a resignar, dejando las cosas a la suerte sin hacer acciones concretas para cambiar su situación.

Si no tenemos una persona que nos apoye, ¿qué podemos hacer?

Es muy importante buscar asociaciones o grupos en los que nos podamos apoyar. Cuando migramos necesitamos volver a “echar raíces” y a reconstruir nuevas relaciones con los demás.

Cuando una persona se siente tratada mal, discriminada, ¿qué puede hacer?

Primero tratar de pensar que siempre hay unan posibilidad de salir de la situación. Además tratar de entender bien qué fue lo que pasó, cual fue el punto del problema y qué se puede hacer de forma diferente para resolverlo.

¿Por qué es tan difícil “hacerse valer”?

Más que esperar a que los demás nos valoren, es fundamental valorarnos a nosotros mismos, creyendo en nosotros  y dándonos cuenta de lo que estamos aportando a los otros. Nuestra manera de sentirnos con nostros mismos se refleja en las relaciones que tenemos con los demás. Por otra parte es importante aceptar que nos equivocamos y que los errores son una oportunidad para aprender.

¿Cómo favorecer el sentido de responsabilidad y el respeto hacia los derechos?

El sentirnos responsables de nuestras acciones empieza desde que estamos pequeños con la educación. Otro aspecto muy importante es la claridad en nuestros derechos y en nuestras obligaciones y el tener pensamientos que sean adecuados, es decir, ponernos en una situación “realista” y no como víctimas que no pueden hacer nada.

Para concluir hemos leído algunos derechos y responsabilidades de las personas migrantes:

Tenemos derecho a decir “no”.

Tenemos derecho a no entender algo.

Tenemos derecho a cometer errores.

Tenemos derecho a expresar nuestra opinión y a ser escuchados.

Tenemos derecho a la dignidad.

Tenemos derecho a ser tratados con consideración.

Somos responsables de tratar a los demás honesta y justamente, respetando su dignidad.

Somos responsables de nuestras propias acciones y de sus consecuencias.

Somos responsables de apoyar los derechos de los demás.

Somos responsables de nuestras propias decisiones.

Somos responsables de nuestra propia vida: lo que nos sucede es a menudo resultado de nuestras decisiones.

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MARZO

21-03-08:

Italiano

Violenza di genere e  prevenzione

In questa puntata abbiamo parlato della violenza mascolina contro le donne, problema radicato nella cultura e nella società mascolina patriarcale. Abbiamo presentato un radio dramma prodotto da Radio Neartheland in cui si tratta il caso di Maria, basato in una storia reale. Abbiamo anche incluso un’intervista con la dottoressa Gabriela Paparaccio, responsabile della formazione del Centro antiviolenza “Differenza Donna”.

Le domande che abbiamo risposto nel programma sono:

Quali sono le forme di violenza di cui Maria è vittima?

Ci sono varie forme di violenza: la fisica, come le botte o gli spintoni e la psicologica, che è più nascosta e che a volte non si nota, come le umiliazioni, le minacce o l’intimidazione.

Quali fattori dovrebbe valutare Maria per decidersi a cercare aiuto?

Il “circolo” della violenza è come una storia senza fine di cui è molto difficile uscirne senza aiuto e c’è da mettere su tutte le cose la sicurezza e l’integrità della donna.

Quali caratteristiche psicologiche presenta Maria?

Maria ha molta paura, è molto stressata, è incerta e tutto ciò la porta ad un blocco emozionale. È molto demotivata e non crede alle persone, si sente sola ed incapace di trovare una soluzione.

Come affrontare i pregiudizi e cambiare la mentalità che impedisce tante donne di rendersi conto che sono vittime della violenza?

È importante renderci conto che tutti in qualche modo partecipiamo a questo problema. Inoltre, i pregiudizi si combattono con l’educazione: è importante analizzare quando la donna è vista come oggetto e quando è vista come persona. È importante l’educazione delle bimbe e delle donne come esseri indipendenti.

Quali suggerimenti diamo alle donne vittime della violenza e alla gente che è vicina loro?

Per la gente vicina loro è importante rispettare i sentimenti di paura e di vergogna di queste donne ed offrire tutto il supporto di cui hanno bisogno.

Per le donne vittime della violenza è fondamentale parlare del problema e lasciarsi aiutare, perché una delle cose che mantiene la violenza è precisamente il segreto. È anche necessario affrontare la paura e i pensieri che tante volte bloccano la donna e le impediscono parlare di questo problema con altri.

Inoltre, è molto difficile che una donna “cambi” un uomo violento: la donna vittima di violenza solo può badare a lei stessa e cambiare il suo modo di affrontare il problema. È indispensabile che la donna si allontani dall’aggressore e che entrambi ricevano un trattamento psicologico e psicoterapeutico.

D’altra parte, l’avvocato Emilio Sánchez ci ha offerto un orientamento giuridico su alcuni aspetti legali e ha risposto a le seguente domande:

Quali consigli legali darebbe lei a Maria?

In primo posto non lasciarsi intimidire per non avere documenti. La legge Bossi-Fini prevede un tipo speciale di permesso di soggiorno per le donne vittime di violenza. Il consiglio è che se una donna soffre violenza psicologica o fisica, si rivolga in Questura o all’autorità competente e faccia la denuncia, senza timore e paura, perché se non ha i documenti in regola non la espelleranno e non ci saranno ripresagli.  Se ci sono figli minorenni si può presentare una denuncia al Tribunale dei Minori, soprattutto quando il padre non vuole sapere niente del figlio piccolo.

Nel caso in cui una donna non possa pagare un avvocato, c’è una procedura da seguire?

Nei temi penali, quando si apre un processo e si un giudice viene assegnato, l’avvocato può richiedere di usufruire del “gratuito patrocinio” e gli onorari dell’avvocato corrono a carico dello Stato: se la donna ha un redito annuo inferiore a 9.500 euro, il Tribunale le concederà questa possibilità e coprirà gli onorario dell’avvocato.

Per concludere, se una donna è vittima di violenza, si può rivolgere al Centro antiviolenza “Differenza Donna” a via delle Tre Canelle, 15 o chiamare al telefono 06 6780537. Può rivolgersi anche a qualsiasi centro anti-violenza presente nel territorio italiano o rivolgersi agli assistenti sociali del municipio di riferimento.  


Español

La violencia de género y su prevención

En este programa hemos hablado de la violencia masculina en contra de las mujeres, problemática enraizada en la cultura y en la sociedad masculina patriarcal. Hemos presentado un radio drama producido por Radio Nearthenland  en donde se trata el caso de María, basado en una historia real. También hemos incluído una entrevista con la doctora Gabriela Paparaccio, responsable della formación del Centro antiviolencia “Differenza Donna”.

Las preguntas que hemos respondido a lo largo del programa son:

¿Cuáles son las formas de violencia de las que María es víctima?

Existen varias formas de violencia: la física, como los golpes o los empujones; y la psicológica, que es más oculta y a veces no se nota, como las humillaciones, las amenazas o la intimidación.

¿Qué factores tendría que valorar María para decidirse a buscar ayuda?

El “círculo” de la violencia es como una historia sin fin de la que es muy difícil salir sin ayuda y hay que poner sobre todas las cosas la seguridad y la integridad de la mujer.

¿Qué características psicológicas presenta María?

María presenta muchísimo miedo, está muy estresada, tiene mucha incertidumbre, y todo esto la lleva a un bloqueo emocional. Está desmotivada y no cree en las personas, se siente muy sola e incapaz de encontrar una solución.

¿Cómo afrontar los prejuicios y cambiar la mentalidad que impide a muchas mujeres el darse cuenta que son víctimas de violencia?

Es importante darnos cuenta de que todos en alguna medida participamos en este “espiral” de la violencia y hay que medir la participación de cada uno en este problema. Además los prejuicios se combaten con la educación: es importante analizar cuándo la mujer viene vista como objeto y cuando viene vista como persona. Es importante la educación de las niñas y de las mujeres como seres independientes.

¿Qué sugerencias damos a las mujeres víctimas de la violencia y a la gente que está cerca?

Para la gente que está cerca es importante respetar los sentimientos de miedo y de verguënza de estas mujeres, y ofrecer todo el apoyo que necesiten.

Para las mujeres víctimas de violencia, es fundamental hablar del problema y dejarse ayudar, porque una de las cosas que mantiene la violencia es precisamente el secreto. También es necesario saber manejar el miedo y los pensamientos que muchas veces bolquean a la mujer y le impiden hablar de este problema con los demás.

Por otra parte, es muy difícil que una mujer “cambie” a un hombre violento: la mujer víctima de violencia sólo puede ver por sí misma y cambiar su modo de afrontar este problema. Es indispensable que la mujer se aleje del agresor y que ambos reciban un tratamiento psicológico y psicoterapéutico.

Para concluir, si una mujeres victima de violencia, puede recurrir  al Centro antiviolencia “Differenza Donna” a via delle Tre Canelle, 15 o llamar al teléfono 06 6780537.  También puede recurrir a cualquier  centro anti-violencia presente en el territorio italiano y acercarse al servicio de  asistentes sociales de los municipios en la zona de residencia.   

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20-03-08

Italiano

La Pascua con volto da donna

In questa puntata abbiamo presentato un microprogramma intitolato “un tale Gesù” prodotto da CIESPAL di José Ignacio e María López Vigil e abbiamo analizzato il ruolo della donna in quella epoca, facendo una comparazione con il ruolo della donna nella società attuale. Abbiamo visto come Gesù sia stato un precursore nell’eguaglianza dei diritti tra uomo e donna perché ha incluso le donne tra i suo discepoli, rompendo gli schemi di allora.

 

Abbiamo risposto le seguenti domande:

Perché tanti uomini continuano vedendo le donne come esseri inferiori?

Tante volte la donna è vista come un essere debole, incapace di risolver un problema serio, troppo sensibile, fragile. È come se l’espressione delle emozioni fosse un segno di debolezza. D’altra parte questa sensibilità non è una caratteristica della donna, ma ha a che vedere con l’educazione e con i valori culturali della società. Queste differenze tra donne e uomini sono una responsabilità di tutti, perché tutti ne partecipiamo in certo modo.

Come si può rimanere fedeli ai valori nella società attuale?

Portando i nostri valori nella vita quotidiana, nelle piccole cose che facciamo tutti i giorni. I valori si imparano e si vivono con l’esperienza.

Nella società attuale, quale contributo offrono le donne per fare dei rapporti più vivibili con gli altri?

Una caratteristica delle donne di oggi è che riescono ad integrare molte cose diverse: donne che allo stesso tempo sono madri, lavoratrici, casalinghe, educatrici, figlie che hanno cura dei propri genitori… Il modo di vivere l’ “essere donna” e l’ “essere uomo” dipende dall’educazione e dalla società in cui ci troviamo.

Quali suggerimenti diamo alle donne perché possano organizzare meglio il proprio tempo?

Cuidarse de las exigencias excesivas hacia una misma y buscar un equilibrio, porque a veces queremos ser “super mujeres” y hacer demasiadas cosas al mismo tiempo.

Avere cura dell’esigenze eccessive verso se stessa e cercare un’equilibrio, perché tante volte vogliamo essere “super donne” e fare troppe cose allo stesso tempo. Dopo non ci riusciamo a fare tutto quello che vorremmo, sentendoci frustrate e con sensi di colpa per non riuscire. Queste emozioni ci possono portare a sviluppare problemi psicologici quali l’ansia e la depressione, affettando la nostra autostima e influendo  i nostri rapporti con la famiglia. D’altra parte è molto importante organizzare il lavoro di casa con tutti perché è un lavoro noioso che può diventare un carico ed un peso soltanto per la donna.

Abbiamo concluso il programma con un micro della campagna “Migrazione di Donna” prodotto da Nicaragua, in cui i nostri colleghi ci presentano i sogni e la storia di migrazione di una giovane mamma con la sua figlia.


Español

La Pascua con rostro de mujer

En este programa hemos presentado un microprograma titulado “un tal Jesús” producido por CIESPAL de José Ignacio y María López Vigil, y hemos analizado el papel de la mujer en aquella época, haciendo una comparación con el rol de la mujer en la sociedad actual. Hemos visto como Jesús fue un precursor de la igualdad de los derechos entre el hombre y la mujer, porque incluyó a las mujeres entre sus discípulos, rompiendo con los esquemas de aquella época.

Hemos respondido a las siguientes preguntas:

¿Por qué muchos hombres continuan viendo a las mujeres como seres inferiores?

En muchas ocasiones la mujer es vista como un ser débil, incapaz de resolver un problema serio, demasiado sensible, frágil. Es como si la expresión de las emociones fuera un signo de debilidad. Por otra parte esta sensibilidad no es una característica de la mujer, sino que tiene que ver con la educación y con los valores culturales de la sociedad. Estas diferencias entre hombres y mujeres son una responsabilidad de todos, porque todos participamos de cierta manera.

¿Cómo se puede permanecer fiel a los valores en la sociedad actual?

Llevando nuestros valores a la vida cotidiana, en las pequeñas cosas que hacemos todos los días. Los valores se aprenden y se viven con la experiencia.

En la sociedad actual, ¿cómo contribuyen las mujeres a que las relaciones con los demás sean más llevaderas?

Una caractersítica de las mujeres de hoy es que consiguen integrar muchas cosas diferentes: mujeres que al mismo tiempo son madres, trabajadoras, amas de casa, educadoras, hijas que cuidan a los propios padres... La forma de vivir el “ser mujer” y el “ser hombre” depende mucho de la educación y de la sociedad en la que nos encontramos.

¿Que sugerencias damos a las mujeres para que puedan organizar mejor su tiempo?

Cuidarse de las exigencias excesivas hacia una misma y buscar un equilibrio, porque a veces queremos ser “super mujeres” y hacer demasiadas cosas al mismo tiempo. Después no alcanzamos a hacer todo lo que nos proponemos, sintiéndonos frustradas y con sentimientos de culpa por “no cumplir”. Estas emociones nos pueden llevar a desarrollar problemas psicológicos como el ansia y la depresión, afectando nuestra autoestima y repercutiendo en nuestras relaciones con la familia. Por otra parte, es importante organizar el trabajo de la casa entre todos porque es un trabajo muy rutinario que puede volverse una carga y un peso sólo para la mujer.

Concluimos el programa con un micro de la campaña “Migración con M de Mujer” producido desde Nicaragua, en donde nuestros colegas nos presentan los sueños y la  historia de migración de una joven mamá con su hija.

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Italiano

13-04-08

L'associazionismo delle donne migranti
In questa puntata abbiamo parlato dell’importanza delle donne migranti che lavorano con gruppi e comunità. Abbiamo presentato un’intervista di Rosa Mendez, una donna brasiliana che forma parte dell’associazione “No.Di.” e che ci ha raccontato parte del suo lavoro con altre donne, in una sartoria a Roma.

Ci ha accompagnato nello studio Suna Rocha, ecuadoriana ed italiana, che ci ha raccontano parte della sua storia familiare, che ha vissuto tra la cultura italiana e latinoamericana, da quattro generazioni. Ci ha raccontato una piccola parte della sua amplia esperienza professionale e del lavoro che realizza presso l’associazione “Terra Nuova”.

D’altro canto, abbiamo parlato dell’importanza di condividere la propria storia di migrazione, perché possiamo aiutare ad altre persone che vivono un’esperienza simile e perché possiamo imparare molto su noi stessi.


Español

El asociacionismo de las mujeres migrantes
En este programa hemos hablado de la importancia de las mujeres migrantes que trabajan con grupos y comunidades. Hemos presentado una entrevista a Rosa Mendez, una mujer brasileña che forma parte de la asociación “No.Di.” y que nos ha contado parte del trabajo que hace con otras mujeres, en una sartería de Roma.

También nos ha acompañado en el estudio Suna Rocha, ecuatoriana e italiana, che nos ha contado parte de la historia de su familia, che ha vivido entre la culturna italiana y latioamericana, desde hace cuatro generaciones. Nos ha contado una pequeña parte de su gran experiencia profesional y del trabajo que realiza con la asociación “Terra Nuova”.

Por otra parte, hemos hablado de la importancia de compartir la propia historia de migración, porque podemos ayudar a otras personas que vivien una experiencia similiar y porque podemos aprender mucho sobre nosotros mismos.

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06-03-08

Italiano

La donna come “genero forte”

L’8 marzo è il “giorno internazionale della donna” per cui in questo mese dedicheremo i programmi di orientamento psicologico alle donne migranti.

In questa puntata abbiamo presentato i testimoni di donne migranti che si sono superati e che hanno lavorato con molta costanza e pazienza per fare diventare realtà i loro sogni. Abbiamo anche risposto alle domande seguenti:

Il mito della donna come sesso debole è ancora vigente o è scomparso?

Purtroppo continua ad essere vigente non solo in America Latina, ma anche in Europa. Quando le donne migranti arrivano ad Europa, vivono spesso esperienze di mancanza di opportunità e di discriminazione. A volte le donne migranti sono viste soltanto come “badanti”, “domestiche” o anche come “prostitute”; poche volte si vede otre e si riconosce l’intelligenza, l’umanità, il potere e la forza che esse hanno.

Come potenziare l’autostima, elemento chiave nello sviluppo sociale e professionale della donna?

L’autostima è una parola delicata perché si utilizza con significati molto diversi e perché a volte sembra come se fosse una ricetta di cucina. Quando ci crediamo “super donne” rischiamo di idealizzare le cose e di porci mete irraggiungibili. Perciò è molto importante ubicarci e comprendere quali sono i nostri punti forti e i nostri punti deboli. Comprendendo i nostri punti deboli possiamo vedere quali siano le nostre capacità e i nostri limiti. Possiamo chiederci, fino a dove posso arrivare, così come sto adesso? e accettarci con i nostri sbagli e difetti. Non siamo perfette. Una volta raggiunto l’equilibrio nell’autostima, si possono fare grande cose.

Da dove prendere delle energie quando la vita diventa difficile?

Come esseri umani e come donne abbiamo la vita come se fosse divisa: la parte della sofferenza e la parte della felicità. È importante pensare che la fase della sofferenza non dura per tutta la vita. Sappiamo che ci sono delle cose che ci causano la sofferenza però è importante non cominciare a colpevolizzare. Una volta superata la fase della sofferenza è importanti sentirci efficaci e autosufficienti: è lì dove cominciamo a sviluppare delle abilità.

D’altro canto, è importante essere consapevoli delle capacità che abbiamo per superare le fasi negative. Dobbiamo anche renderci conto di avere una grande responsabilità individuale e bisogna prendere la nostra parte, perché a volte diamo tutta la carica all’altro. Prendiamo la nostra parte di responsabilità e cominciamo a sviluppare la nostra parte.
Concludendo, abbiamo invitato a tutte le donne migranti ad avere confidenza su loro stesse ed a superare la paura osservando le loro capacità. È molto importante raggiungere l’equilibrio.


Español

La mujer como “género fuerte”

 El 8 de marzo es el “día internacional de la mujer” por lo que en este mes dedicaremos los programas de orientación psicológica a las mujeres migrantes.

En este programa les hemos presentado los testimonios de mujeres migrantes que se han superado y que han trabajado con mucha constancia y paciencia para volver realidad sus sueños. También hemos respondido a las siguientes preguntas:

¿El mito de la mujer como sexo débil sigue vigente o ha desaparecido?

Desgraciadamente sigue vigente no sólo en Latinoamérica, sino también en Europa. Cuando las mujeres migrantes llegan a Europa, frecuentemente viven experiencias de falta de oportunidades y de discriminación. A veces las mujeres migrantes son vistas sólo como “cuidadoras” “domésticas” o incluso hasta como“prostitutas”; pocas veces se ve más allá y se reconoce la inteligencia, la humanidad, el poder y la fuerza que ellas tienen.

¿Cómo potenciar la autoestima, elemento clave en el desarrollo social y profesional de la mujer?

La automestima es una palabra delicada porque se usa con significados muy diferentes y porque a veces parece como si fuera una receta de cocina. Cuando nos creemos “super mujeres” nos arriesgamos a idealizar las cosas y a ponermos metas inalcanzables. Por eso, es muy importante ubicarnos y comprender cuáles son nuestros puntos fuertes y nuestros puntos débiles. Comprendiendo nuestros puntos débiles, podemos ver cuáles son nuestras capacidades y nuestras limitaciones. Podemos preguntarnos, ¿hasta dónde puedo llegar, así como estoy ahorita?, y aceptarnos con nuestros errores y defectos. No somos perfectas. Una vez que se consigue el equilibrio en la autoestima se pueden lograr grandes cosas.

¿De dónde sacar la energía cuando la vida se hace difícil?

Como seres humanos y como mujeres tenemos la vida como si fuera divida: la parte del sufrimiento y la parte de la felicidad. Es importante pensar que la fase del sufrimiento no dura para toda la vida. Sabemos que hay cosas que nos causan el sufrimiento pero es importante no comenzar a culpar. Una vez superada la fase del sufrimiento es importante sentirse eficaces y autosuficientes: es ahí donde comenzamos a desarrollar habilidades.

Por otra parte, es importante ser concientes de las capacidades que tenemos para superar las fases negativas. También hay que darnos cuenta de que tenemos una gran responsabilidad individual y hay que tomarnos nuestro porcentaje, porque a veces le damos toda la carga al otro. Tomemos nuestro porcentaje de responsabilidad y comencemos a desarrollar nuestra parte.

Para concluir, invitamos a todas las mujeres migrantes a tener confianza en sí mismas y a que superen el miedo observando sus capacidades. Es muy importante lograr el equilibrio.

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FEBBRAIO


21-02-08:

Italiano 

Cosa succede quando finisce l’amore?

 In questa puntata abbiamo risposto alle domande:

Come renderci conto di un rapporto che non va bene, per salvarlo prima che vada peggio?

Quando lasciamo troppe cose senza parlarne e non riusciamo a dialogare con l’altro; quando sentiamo molto odio e rancore che non riusciamo ad esprimere.

Perché a volte pensiamo che sia meglio vivere in una bugia e ci afferriamo ad una persona?

Perché a volte non vogliamo vedere la realtà e renderci conto che la persona che credevamo ci amasse non ci ama più. Questo ci porta ad avere pensieri che non sono funzionali e ci sentiamo tristi, angosciati, disperati. Prefferiamo non vedere; chiudere gli occhi e tirare avanti, vivendo nell’illusione e giustificando la nostra coppia.

Il suggerimento è essere coscienti delle differenze culturali per capire l’altro, no per aggredirlo. 

Quando finisce un rapporto molte volte possiamo sentirci come se fossimo senza via di uscita, cosa possiamo fare?

Anzitutto, capire che non si può non soffrire. Quando finiamo un rapporto è impossibile non sentire dolore. Quello che possiamo fare e dargli un tempo al dolore. È importante non vivere nella illusione, pensando che tutto tornerà ad essere come prima, e ridefinire la nostra vita. Una cosa che può aiutarci ad affrontare la perdita è riprendere gli aspetti positivi che abbiamo avuto nella relazione e non rimanere soltanto con gli aspetti negativi.

Come affrontare la rabbia, l’impotenza e sentirci male di fronte ad un abbandono o quando non ci sentiamo amati?

È importante guardare noi stessi e capire perché ci sentiamo arrabbiati. Possiamo aiutarci cambiando i pensieri negativi che abbiamo verso noi stessi, invece di colpevolizzare l’altro. A volte è la nostra percezione del problema quello che ci fa sentire male.

Cosa succede quando ci sono dei figli?

Dobbiamo tenere  conto che la coppia si separa, ma i genitori non devono separarsi dei figli. È molto importante rispettare il ruolo di padre e madre di fronte a loro. Se vogliamo sfogarci dobbiamo parlare con altre persone che non siano i nostri figli, come amici, colleghi del lavoro,ecc…




Español

¿Qué sucede cuando el amor se termina?

 En este programa hemos respondido a las siguientes preguntas:

¿Cómo darnos cuenta de que una relación va mal, para salvarla antes de que empeore?

Cuando cuando dejamos muchas cosas sin decir “guardadas”, y no alcanzamos a dialogar con el otro; y cuando sentimos mucho odio y rencor, que no podemos expresar.

¿Por qué a veces pensamos que es mejor vivir en una mentira y nos aferramos a una persona?

Porque a veces no queremos ver la realidad y darnos cuenta de que la persona que creíamos que nos amaba ya no nos ama. Esto nos lleva a tener pensamientos que no son funcionales y nos sentimos tristes, angustiados, desesperados. Preferimos no ver, cerrar los ojos y seguir adelante, viviendo en la ilusión y justificando a nuestra pareja. La sugerencia que proponemos es utilizar las diferencias en la cultura para entender al otro, pero no para agredirlo.

Cuando se termina una relación muchas veces podemos sentirnos como en un callejón sin salida, ¿qué podemos hacer?

Primero, entender que no se puede no sufrir. Cuando terminamos una relación es imposible no sentir dolor. Lo que podemos hacer es darle un tiempo a ese dolor. Es importante no vivir en la ilusión, pensando que todo va a ser como antes y redefinir nuestra vida. Algo que nos puede ayudar a enferentar esta pérdida, es rescatar las cosas buenas que tuvimos en la relación y no quedarnos sólo con los aspectos negativos.

¿Cómo enfrentar la rabia, la impotencia y también el sentirnos mal de frente a un abandono o cuando no nos sentimos amados?

Es importante observarnos dentro de nosotros mismos y entender porqué nos estamos enojando. Podemos ayudarnos cambiando los pensamientos negativos que tenemos hacia nosotros mismos, más que culpando a la otra persona. A veces es la percepción que tenemos del problema lo que nos hace sentir mal.

¿Qué sucede cuando hay hijos en medio?

Hay que tener en cuenta que la pareja se separa, pero los padres no se deben separar de los hijos. Es muy importante respetar el papel de padre y madre ante ellos. Si queremos desahogarnos hay que hablar con otras personas que no sean nuestros hijos, como amigos, compadres, compañeros del trabajo, etc...


SUGERENCIAS PARA EL EXITO

  1. Ser empático con la ex-pareja,  “ponerse en su lugar”.
  2. Respetar y reconocer  aspectos de la cultura del otro y seguir siendo fiel a las propias tradiciones.
  3. Evitar conflictos por las diferencias culturales a través del dialogo y la negociación.
  4. Ser independiente de las opiniones negativas de la familia hacia la ex-pareja. No permitir que intervengan negativamente ni dejarse influenciar. 
  5. Hablar de las diferencias culturales sin acusar.
  6. No justificar con las diferencias culturales. nuestros conflictos con la ex-pareja 
  7. Evitar hacer juicios de valor sobre las creencias, ideas, practicas religiosas y estilos de vida de la ex-pareja.
  8. Buscar otro tipo de apoyo (otras redes) en amistades, vecino, centros de agregación, etc.,  en el caso  que ninguna de las dos familias lo otorguen.
  9. Recordar que en una relación de pareja no hay culpables sino que hay errores de dos adultos y esta en cada uno de ellos asumir sus responsabilidades. 
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07-02-08:
                “La costruzione dell’identità nei giovani migranti nella relazione
                  con il gruppo di amici e con la nuova società”.

Italiano

In questa puntata abbiamo parlato dell’importanza del gruppo di amici per i giovani migranti e di come le relazioni di amicizia siano importanti per la costruzione delle loro  identità.

Abbiamo ascoltato le interviste di un gruppo di genitori e giovani migranti, che ci dicono se i giovani si sentono e comportano più “come italiani” o “come latinoamericani”. Abbiamo visto come questi giovani hanno imparato ad adattarsi a diverse situazioni, arricchendo le proprie identità.

D’altro canto, abbiamo ascoltato un’intervista di un ragazzo peruviano che ci racconta come è stata l’esperienza di migrare: avere lasciato la sua famiglia, i suoi amici, il suo paese; la tristezza, le difficoltà iniziali con la lingua… Allo stesso tempo, i rapporti di amicizia lo hanno aiutato a godersi gli aspetti positivi di questa esperienza e gli hanno permesso di arricchirsi e di arricchire gli altri attraverso lo scambio.

Concludendo, abbiamo risposto alle seguenti domande: Quali vantaggi e risorse ci offre un’amicizia? Cosa implica essere amico di qualcuno? Come conservare un’amicizia?


Español

En este programa hemos hablado sobre la gran importancia que tiene el grupo de amigos para los jóvenes migrantes, y de cómo las relaciones de amistad sean muy importantes para la construcción de su identidad.  

Hemos escuchado las entrevistas de un grupo de padres y de jóvenes migrantes, en donde nos cuentan si éstos últimos se sienten y comportan más “cómo italianos” o “cómo latinoamericanos”. Hemos visto cómo éstos jóvenes han aprendido a adaptarse a diferentes situaciones, enriqueciendo su identidad.

Por otra parte, hemos escuchado una entrevista de un chico peruano que nos cuenta cómo ha sido la experiencia de migrar: haber dejado su familia, sus amigos, su país; la tristeza, las dificultades iniciales con el idioma.... Al mismo tiempo, las relaciones de amistad le han ayudado a disfrutar de los aspectos positivos de esta experiencia y le han permitido enriquecerse y enriquecer a los demás a través del intercambio.

Finalmente, hemos respondido a las siguientes preguntas: ¿Qué ventajas y recursos nos ofrece una amistad? ¿Qué implica ser amigo de alguien? ¿Cómo conservar una amistad




GENNAIO

03-01-08Tradizioni di culture diverse: la befana e i Re Magi

Italiano      

Abbiamo parlato della mescola di tradizioni di culture diverse, come la Befana, i Re Magi o Babbo Natale e di come le famiglie abbiano modi diversi di vivere il significato di queste feste. Abbiamo parlato dell’importanza di queste credenze per lo sviluppo dei bambini, tuttavia abbiamo sottolineato come la delusione e il confronto con la realtà siano anche parte della crescita. Abbiamo sentito come i bambini siano consapevoli e si facciano delle domande per dare un senso alle cose che si sentono raccontare.

Español

Hemos hablado de la mescla de tradiciones de culturas diversas, como la Befana, los Reyes Magos o Papá Noel, y de cómo las familias tengan diferentes maneras de vivir el significado de estas fiestas. Hemos hablado de la importancia de estas creencias para el desarrollo de los niños; sin embargo, hemos subrayado como la desilusión y la confrontación con la realidad sean también parte del crecimiento. Hemos escuchado cómo los niños sean concientes y se hagan preguntas para darle un sentido a las cosas que se les cuentan.


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10-01-08:  Il progetto migratorio e su relazione con la delusione e la speranza

Italiano

In questa puntata abbiamo parlato della delusione e della speranza. Abbiamo ricordato cosa vuole dire il “progetto migratorio” e come prima di lasciare il nostro paese ci creiamo delle aspettative e delle illusioni su quello che troveremo nel paese che ci accoglie.

Inoltre, abbiamo parlato di come l’incontro con la realtà ci provochi confusione, tristezza, rabbia e frustrazione, e di come questi emozioni ci possano aiutare a riflettere. Riformulare le nostre mete e i nostri obiettivi in modo più realistico, valutando quali siano le nostre risorse e i nostri limiti, ci aiuta a riprendere la speranza di raggiungerli.


Español

En este encuentro hemos hablado de la desilusión y la esperanza. Hemos recordado qué quiere decir el “proyecto migratorio” y cómo antes de dejar nuestro país nos creamos aspectativas e ilusiones sobre lo que encontraremos en el país que nos acoge. Además, hemos hablado de cómo el encuentro con la realidad nos provoque confusión, tristeza, enojo y frustración, y de cómo estas emociones nos pueden ayudar a reflexionar. Reformular nuestras metas y nuestros objetivos en forma más realista, valorando cuáles sean nuestros recursos y nuestros límites, nos ayuda a retomar la esperanza de alcanzarlos.



17-01-08:  Il progetto migratorio e la formulazione degli obiettivi realistici

Italiano

In questa puntata, abbiamo presentato interviste con alcuni giovani migranti che hanno partecipato all’Incontro “I Giovani migranti… risorsa e provocazione”, organizzato nella Chiesa S. Maria della Luce, dalla Cappellania Latinoamericana riconosciuta dal Vicariato di Roma in occasione della giornata mondiale dei migranti e rifugiati stabilita dalla Chiesa Cattolica.

Loro ci raccontano su alcuni problemi che affrontano nella nuova società, ma anche quali sono i propri obiettivi; uno di questi è l’integrazione. Questo ci ha dato spunto per parlare sull’importanza di riconoscere e accettare le differenze.

Le domande a cui si è cercato di dare risposte in questa puntata sono:
come fare per formulare obiettivi realistici?
Cosa succede se non abbiamo obiettivi?
Che cose apportano i giovani migranti ai giovani italiani?


Español

En esta transmisión , hemos presentado algunas  entrevistas con jóvenes migrantes que han participado en el encuentro  "Los Jóvenes migrantes… recursos y provocaciones", organizadoen la Iglesia S. Maria de la Luz por la Capellanía latinoamericana reconocida por el Vicariato de Roma , con ocasión del día mundial de los migrantes y refugiados establecido por la Iglesia Católica. 

Ellos nos cuentan sobre algunos problemas que afrontan en la nueva sociedad, pero también cuál son sus objetivos, uno de éstos es la integración. Esto nos ha dado ocasión para hablar sobre la importancia de reconocer y aceptar las diferencias. 

Las preguntas a las que hemos tratado de dar respuestas en esta transmisión son:
¿cómo hacer para formular objetivos realistas?
¿Qué sucede si no tenemos objetivos?
¿Qué cosas aportan los jóvenes migrantes a los jóvenes italianos




24-01-08:  Visione dei giovani italiani su i giovani immigrati

Italiano

Crediamo sia importante ampliare il nostro orizzonte, perciò in questa puntata abbiamo presentato “l’altra faccia della medaglia” dei giovani. Abbiamo intervistato alcuni ragazzi e ragazze italiani (interviste fatte da Daniela Mauro) che ci hanno raccontato i problemi che vivono e quali credono siano i problemi dei giovani migranti.

Le domande che abbiamo proposto sono:

  • Quali sono i problemi che vivono i giovani italiani?
  • I giovani italiani vedono i ragazzi migranti come un pericolo o come una risorsa?
  • Che differenze e che cose in comune hanno i giovani migranti e i ragazzi italiani?
  • Cosa vogliamo dire con “integrazione” e che sfide implica?

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Creemos que sea importante ampliar nuestro horizonte, por lo que en este programa hemos presentado “la otra cara de la moneda” de los jóvenes. Hemos entrevistado algunos chicos y chicas italianos que nos han contado cuáles problemas enfrentan y cuáles creen que sean los problemas de los jóvenes migrantes

Las preguntas que hemos propuesto son:

  • ¿Cuáles crees que pueden ser los principales problemas que viven los jóvenes italianos?
  • ¿Los jóvenes italianos ven como un peligro o como un recurso a los chicos migrantes?
  • ¿Qué diferencias y qué cosas en común tienen los jóvenes migrantes y los jovenes italianos?
  • ¿Qué cosa queremos decir con “integración” y qué retos implica?

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31-01-08:  Le tradizioni nella relazione tra giovani e genitori migranti.

Italiano

  • In questa puntata abbiamo cercato di rispondere a queste domande:
  • Perché è importante conservare e trasmettere le tradizioni del proprio paese?
  • Cosa succede quando si nega o si dimentica la propria cultura?
  • Quali problemi si vivono quando si cresce tra due tradizioni?
  • Quali risorse e opportunità hanno i giovani quando crescono così?

Abbiamo incluso il punto di vista dei genitori e dei giovani e abbiamo parlato dell’importanza che hanno le tradizioni in famiglia: esse sono parte della nostra cultura, della nostra identità. Quando le dimentichiamo o neghiamo, è come se fossimo una pianta che cerca di sopravvivere in una terra diversa, senza radici.

D’altro canto, abbiamo visto come alcuni giovani vivono grandi differenze tra le tradizioni familiari e quelle della cultura italiana, soprattutto nel modo di trattare le persone adulte. In genere, i rapporti tra genitori e giovani latinoamericani si vivono con molto rispetto ma anche con maggiore rigidità. Invece, l’educazione dei ragazzi italiani si percepisce come più libertà, tanto da sembrare poco rispettosa nei confronti degli adulti.

Abbiamo visto come sia importante non essere rigidi, come se le tradizioni del nostro paese si potessero vivere soltanto a casa, o in famiglia: e le tradizioni “italiane” solo a scuola o al lavoro. Il dialogo, il “mettersi nel posto del altro” e l’apertura verso le differenze sono elementi che ci possono aiutare ad avere un maggiore equilibrio tra le due culture.
  • (Gli interviste sono stale raccolte da Daniela Mauro e Gabriela Costanzo)



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  • En este programa, hemos tratado de responder a estas preguntas:
  • ¿Por qué es importante conservar y transmitir las tradiciones del país de origen?
  • ¿Qué pasa cuando se niega o se olvida la propia cultura?
  • ¿Qué problemas se viven cuando se crece entre dos tradiciones?
  • ¿Qué recursos y oportunidades tienen los jóvenes cuando crecen así?

Hemos incluido el punto de vista de los padres y de los jóvenes, y hemos hablado de la importancia que tienen las tradiciones en familia: son parte de nuestra cultura, de nuestra identidad. Cuando las olvidamos o las negamos, es como si fuéramos una planta que trata de sobrevivir en una tierra diferente, sin sus raíces.

Por otra parte, hemos visto cómo algunos jóvenes viven grandes diferencias entre las tradiciones familiares y las de la cultura italiana, sobre todo en la manera de tratar a la gente mayor. En general, las relaciones entre padres y jóvenes latinoamericanos se viven con mucho respeto, pero también con mayor rigidez. En cambio, la educación de los chicos italianos se percibe con mayor libertad. Sin embargo, algunas veces llegan a ser irrespetuosos hacia la gente mayor.

Hemos visto cómo es importante no caer en los extremos, como si las tradiciones de nuestro país sólo pudieran vivirse en casa, o en la familia; y las tradiciones “italianas” sólo en la escuela o en el trabajo. El diálogo, el “ponernos en los zapatos del otro” y la apertura a las diferencias, son elementos que nos pueden ayudar a tener un mayor equilibrio entre las dos culturas.


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